Una volta si chiamava "below the line", e
comprendeva tutto ciò che non era pubblicità in senso stretto.
Successivamente, man mano che le attività collaterali
assumevano importanza strategica a causa dell'incremento degli investimenti, al
below the line vennero sottratte sempre più voci, e venne ribattezzato
"collateral", per sottolineare, appunto, che si trattava di attività
tattiche collaterali ai principali strumenti della comunicazione di marketing.
Sapete perché si chiamava "below
the line"? Perché quando si faceva il marketing budget, tutte le attività
allora considerate tattiche (cioè investimenti minori), venivano messe in fondo
al budget, divise da quelle più importanti da una linea che si tirava, a
matita, sotto le voci strategiche che erano, appunto, "above the
line".
Quindi "below the line" significa, letteralmente
"sotto la linea" che divide gli investimenti strategici da quelli
tattici.
Oggi il collateral riguarda per lo più cataloghi,
dépliants, portfolios e organizers di vendita, cartelli per negozi, letteratura
tecnica e divulgativa, e altre attività di questo tipo.
Sono considerate, da molte agenzie, delle vere e proprie
"rogne", e hanno ragione, perché in molti casi si "cade"
proprio su queste attività di comunicazione a torto considerate
"minori", mentre sono parte essenziale di una vera comunicazione
integrata.
Quindi, se proprio non sapete come fare
con queste "rogne", scrivete a noi: siamo specializzati in
"rogne", e non lasciamo sfuggire neppure gli errori di stampa...